La CIPRIA – cos’è e soprattutto come si usa?

Ben ritrovate bellezze! Mentre pensavo ad un tema interessante per l’articolo di oggi, mi si è stampata davanti l’immagine di una donna che si “incipria il naso”, come nei vecchi film in bianco e nero , perciò vi racconto qualcosa sulla cipria.

Non abbiamo la certezza che la sua origine sia occidentale, i volti bianchi dei giapponesi, rappresentati nelle immagini della loro tradizione, ci fanno pensare che loro usassero la polvere di riso come cosmetico già in epoca antica. Sta di fatto che ci piace di più credere che la parola cipria derivi da Cipro, l’isola consacrata a Venere, dea della bellezza e dell’amore. A Cipro, infatti, più precisamente nella località di Pyrgos, sono stati rinvenuti dei resti di una struttura del 1800 a.C., destinata alla produzione di profumi e prodotti di bellezza. Nell’ antico Egitto si usava il Talak, ovvero un composto di farina di biacca, gesso e fave polverizzati.

Nell’ antica Grecia, c’era una cosa simile, chiamata Psymuthion , che consisteva sempre in polveri mescolate tra loro (gesso, calce, argilla bianca, ed altri componenti) che servivano a rendere l’incarnato bianco e luminoso. Nella Roma antica, invece, si usava imbiancare tutto il corpo con Lomentum , un mix di farina di fave e gesso.

L’idea di base era legata alla necessità di far apparire la pelle delle donne bianca, sana e pulita, in contrasto con la pelle degli uomini che, lavorando all’aperto, a causa degli agenti esterni avevano un volto scuro e rovinato.

Nel Medioevo assistiamo al primo momento di tabù sociale: truccarsi era considerato “peccare di vanità”, e divideva nettamente le donne di malavita, dalle altre donne del popolo.

Da quell’ epoca in poi si susseguirono momenti culturali molto diversi tra loro, ciò che li accomuna tutti è l’attenzione per la cura del corpo che iniziò ad essere una pratica rispettata.

Il momento di massima diffusione della cipria fu nel ‘700, negli ambienti di corte, dove uomini e donne si cospargevano di polvere imbiancante viso, barba, corpo e parrucche. Nel corso dello stesso secolo si diffuse anche l’usanza di creare cosmetici in casa. Il guaio è che venivano impiegate parecchie sostanze nocive nella realizzazione di questi cosmetici: la biacca, per esempio, è un pigmento tossico derivato dal piombo. I produttori di cosmetici sentirono, quindi, l’esigenza di regolamentare i dosaggi delle materie prime, e lo chiesero direttamente all’Accademia delle Scienze fondata da Luigi XVI (si stavano gettando le basi per le prime industrie di cosmetici!).

Nel ‘900, a Londra, ecco comparire i primi banchi di cosmetici. È questo il momento in cui il make up diventa accessibile a tutti.

La cipria diventa il fissante per trucco ufficiale, grazie ai primi truccatori di Hollywood.

E non dimentichiamo Charlie Chaplin: con i suoi occhi scuri , le sopracciglia nere e il viso bianchissimo diede grande merito e risalto alla mimica facciale!!

Successivamente, per esigenze cinematografiche, Max Factor inventa il cerone in crema, ma dal momento che la base viso è troppo lucida e rende male in camera, ecco la necessità di specializzarsi in ciprie opacizzanti.

E veniamo ai giorni nostri. Ad oggi esistono svariati tipi di cipria. Le funzioni principali sono fissare il make up e opacizzare il viso dove serve. Si può trovare in consistenze e colori differenti. Ve li elenco, in modo che risulti più facile la scelta. Dovete solo capire di che prodotto avete bisogno.

CIPRIA IN POLVERE LIBERA: è la più diffusa e, in genere è bianca.

CIPRIA IN POLVERE COMPATTA: è pratica da tenere in borsetta, basta fare attenzione che il colore e la grana si sposino bene con il fondotinta, per evitare “l’effetto maschera”.

CIPRIA COLORATA: si può trovare lilla, gialla o verde e si tratta di un prodotto illuminante e correttivo, il giallo per esempio è ottimo per coprire le occhiaie.

Esiste anche una nuova generazione di cipria in gel che aiuta a minimizzare i pori, ma io mi voglio soffermare sulla cipria classica in polvere.

Se avete una pelle secca, preferite una cipria illuminante che contenga “mica”. Se avete una pelle grassa, preferite una cipria seboassorbente a base di “caolino” o “silica”.

La potete applicare sul viso con un pennello, o con una spugnetta umida per potenziare l’effetto seboequilibrante (se non ricordate bene questo passaggio , andate a rileggere l’articolo sulle Beauty blender!). Va spolverata sulla zona T e sulle zone del viso che tendono a traspirare maggiormente.

Ma c’è di più … avete mai sentito parlare di baking? Lo so, lo so, to bake significa ‘cuocere al forno’ e non vi sto certo invitando a mettere la testa nel forno! Il baking è una tecnica di fissaggio del make up molto curiosa, invoglia a provare. Vi dico subito che è una genialata, ma non è adatta a tutti i tipi di pelle. Si tratta di stratificare diversi prodotti cremosi, come fondotinta correttore o illuminanti, e mettere una generosa dose di cipria tra uno strato e l’altro, da lasciar agire dai 3 ai 10 minuti, per far letteralmente cucinare il prodotto, il quale si fisserà davvero molto bene. Va poi spolverato via l’eccesso che non si è assorbito. Questa tecnica nasce negli ambienti delle drag queen e risulta davvero molto pesante dal vivo. È perfetta per un trucco fotografico e rende bene su di una pelle giovane, non ancora segnata da rughe di espressione. Se volete togliervi la curiosità e provare a realizzare il baking per coprire bene le occhiaie e i segni del tempo per scattarvi dei selfies memorabili, ricordatevi di idratare bene la zona da ‘cuocere’!

Io personalmente uso la cipria nella zona degli occhi: sulle palpebre la uso per evitare che la matita occhi si stampi sulla palpebra mobile, sotto l’occhio la metto per bloccare il fall out degli ombretti che sfumo, in modo da poterli spazzare via facilmente a trucco ultimato.

Per oggi è tutto, vi do appuntamento al prossimo mercoledì 😘

Manuela Rebecca

La CIPRIA – cos’è e come si usa

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